Scuola e disabilità
Anche quest'anno, con la riapertura delle scuole, le brutte sorprese non sono mancate.
Nonostante le scuole registrino un numero sempre maggiore di studenti disabili, complice la riforma Gelmini, vengono tagliati insegnanti e ore di sostegno.
Il rapporto tra insegnante di sostegno e alunno è ormai ridotto a uno su due.
L’aumento di 20mila unità di alunni con disabilità certificata (quasi 190mila quest’anno dei quali il 90% con deficit intellettivo e/o sensoriale) fa saltare il rapporto di due alunni per singolo insegnante, fissato da una norma istituita dal governo Prodi e mai abrogata.
Si riduce, inoltre, il numero di insegnanti specializzati che risulta ampiamente al di sotto delle "effettive esigenze del bambino con diverse abilità" contraddicendo la sentenza n. 80 della Corte Costituzionale del febbraio 2010.
A questo si aggiungono:
- I sempre più numerosi artifici giuridici istituiti dal ministero dell'Istruzione come il fatto che la connotazione di gravità sia diventato un requisito indispensabile per ottenere il sostegno scolastico (si badi bene di gravità al 90%, non di invalidità);
- L'introduzione di un'intollerabile contributo economico che i familiari dei disabili sono obbligati a versare per ottenere quando già loro riconosciuto come diritto soggettivo naturale dal Tar di competenza (circa 300 euro);
- 40miliardi di tagli della cosiddetta riforma assistenziale e fiscale distribuiti nei prossimi tre anni che rappresentano un carico insostenibile per le famiglie italiane che convivono con la disabilità.
Come se non bastasse, il taglio delle pensioni di invalidità, scongiurato qualche mese fa quando si propose di elevarne la gravità all'85%, la reversibilità delle stesse e tutti i servizi alle persone si trovano ad essere messi in discussione.
Se si somma la manovra attuale a quella dello scorso anno quando il governo Berlusconi decise l'azzeramento del fondo per i non autosufficienti e ridusse il fondo nazionale delle politiche sociali si comprende che la disabilità a 360 gradi vive una condizione di svuotamento del sostegno sociale.
































